Liam Payne si racconta nel podcast The Diary of a CEO – l’artista è stato ospite del podcast inglese The Diary of a CEO per cui ha lasciato una lunga ed interessante intervista. Ecco il video della chiacchierata e le sue dichiarazioni tradotte in italiano.

Durante questo periodo di pausa in cui si è concentrato su se stesso e ha lavorato a nuova musica, il cantante ha rilasciato un’intervista ai microfoni del podcast inglese The Diary of a CEO, in cui ha parlato dei suoi progetti futuri, della fine della relazione con la fidanzata Maya Henry, di come ha vissuto questo periodo difficile e ha toccato tanti altri argomenti.

Video podcast The Diary of a CEO con Liam Payne

Le dichiarazioni di Liam Payne per il podcast The Diary of a CEO

Ecco la traduzione in italiano delle dichiarazioni di Liam nel corso dell’intervista:

Liam sul come ha ritrovato la serenità ed il significato della scrittura nelle canzoni

Non so ancora in che modo fare un tour, ma vorrei davvero farlo. Durante la mia carriera da solista, mi sono sempre detto che avrei lasciato parlare le mia musica per me, ma non credo che le mie canzoni l’abbiano fatto abbastanza. La mia carriera da solista è iniziata perché avevo pronta “Strip That Down”- in quel periodo pensavo “Sono sopravvissuto una volta, grazie mille”. Ma ora ho cambiato idea, perché penso che in realtà era giusta per iniziare. Quest’anno con la canzone che abbiamo, mi sento davvero bene, e preferisco lasciare che sia la musica a parlare, piuttosto che farla uscire di forza. Non abbiamo più bisogno di musica inutile nel mondo. Deve significare qualcosa.

Liam parlando delle relazioni e della rottura con Maya Henry

Penso che il mio problema sia il fatto che abbia difficoltà nel stare con me stesso a volte. Entro ed esco nelle relazioni troppo spesso, e non spendo abbastanza tempo da solo per comprendermi. Sinceramente, ho solo bisogno di tempo, soprattutto per prendermi cura di me stesso. In questo momento, più di ogni altra cosa, mi sento deluso di me stesso per continuare a ferire le persone. È una cosa che detesto. Non sono mai stato molto bravo con le relazioni. Ed a questo punto ho capito che devo lavorare su me stesso, prima di stare con qualcuno. Questo è ciò che è successo con la mia ultima relazione: non stavo più dando il meglio di me. E mi sento meglio ora che è finita. Non mi sono sentito bene nel farlo, ma doveva succedere. E questo è solo un modo banale per dire che era meglio per entrambi. Spero che lei sia felice

Liam sul perché non sono mai state diffuse foto di Bear

Ovviamente per prima cosa abbiamo voluto proteggere la sua identità, e ciò non vuol dire essere pretenziosi o altro, ma dal fatto che voglio dargli un’occasione per essere Bear, prima di essere il figlio dei suoi genitori

Liam sui progetti per i prossimi mesi, e sul nuovo singolo

“Sono entusiasta di vedere a cosa ci porteranno i prossimi 6 mesi. Sono contento di vedere che abbiamo una canzone pronta che è davvero fantastica. Una delle prime che ho scritto insieme ad altre persone, ci tengo a dire che non l’ho scritta da solo. Ma è la prima canzone che mi è piaciuta davvero. E penso di essermi così abituato a trascinarmi dietro le canzoni scritte da altre persone e a non inserirmi emotivamente in quello che facevo perché ero così spaventato di scoprire chi fossi veramente.”

Liam su come lavorare al suo progetto NFT gli abbia insegnato a cercare il bambino dentro di sé e a godersi le cose proprio come fa  Bear

2020-03-10

Quel che amo quando vedo mio figlio, è che può essere qualsiasi cosa voglia in quel momento. Ci sono momenti in cui dice “tu sei il cattivo ed io sono il buono”- e poi il giorno dopo è una di quelle ragazze di Frozen e dice “No no, oggi faccio questo, è un potere magico”- ed io ne resto stupito. Noi tendiamo a perdere questa capacità, mentre i bambini fanno quello che diavolo vogliono, quindi perché mai dovremmo perdere il bambino che è in noi? Questo intendo.

Liam sul problema dell’essere perfezionisti

“Essere perfezionisti è un vero problema. Una delle cose che ho ricominciato a fare in lockdown, è disegnare. È qualcosa che ho sempre fatto sin da piccolo, ed il punto era “trova qualcosa da fare che non ti faccia fare soldi”- Questo era il punto su cui esercitarsi, e la persona che me lo ha consigliato mi ha detto che farlo mi avrebbe portato a qualcosa. Quindi ho iniziato a disegnare, ma ero così in crisi nel dover iniziare. Iniziavo già a pensare a se fosse uscito male, e pensavo “se ne esce fuori qualcosa che non mi piace, potrei rovinarmi la giornata”- se ci fosse stato qualcosa che non mi sarebbe piaciuto, avrei subito pensato di odiarla. All’inizio l’esercizio è anche andato bene, però poi volevo così tanto essere concentrato che iniziavo a bere. E lo stesso succede con la scrittura di testi, si può iniziare a fumare o bere per entrare di più dentro la cosa. Alla fine tutto sta nel trovare il proprio modo di fare le cose, e sento che adesso mi sento molto di più consapevole di ciò che sono e ciò che voglio fare, e non ho più bisogno di questo (bere) per ritrovarmi. Perché magari oggi potrà aiutarmi, ma dopo mi farà solo del male

Liam sul suo rapporto con l’alcohol

Sono sobrio da più di un mese adesso. È un qualcosa di cui ho sempre parlato poco, ma un vero problema, avevo davvero bisogno di curarmi. Ci sono anche foto di me su una barca, con una faccia da sbronza. La mia faccia era 10 volte quella di adesso. E non mi piacevo, quindi dovevo cambiare. Quando eravamo nella band, l’unico luogo sicuro erano le nostre camere d’albergo chiuse a chiave. Ed ovviamente cosa c’era nelle camere? I minibar. Quindi si finiva per bere. Questa cosa negli anni è capitata tante volte, quindi se mi chiedessero “per quanto tempo hai bevuto?”- io direi “Oh Dio, davvero un bel po’ di tempo”- anche per qualcuno così giovane come noi. Era una cosa pessima, ma era l’unico modo per mandare via la frustrazione delle giornate, anche perché quando sei giovane hai voglia di essere libero e non di restare chiuso nella tua camera d’albergo. Per noi invece era sempre tutto un “Palco, canta, chiusi in camera”- Anche se la gente pensava l’opposto”.