Ed Sheeran pennarello signing session MilanoQuando era ancora forte (fortissimo) l’eco dell’evento che ha visto Ed Sheeran protagonista di un incontro con i suoi fan presso la Fnac di Milano, vi abbiamo chiesto di condividere con la Community Ufficiale Italiana il vostro 28 giugno 2012.

Tanti i racconti pubblicati all’interno del topic dedicato, ma uno solo è il vincitore del pennarello utilizzato per tutta la signing session da Ed.

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Doverosa una premessa, sebbene potrebbe risultare banale e scontata: il nostro podio ideale avrebbe contato più di un solo autore, sappiate quindi che la scelta è stata difficilissima e proprio per questo motivo, invitiamo tutti voi a leggere i “diari” di chi il 28 giugno 2012 ha raggiunto Milano per Lui. Ed Sheeran.

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La “nostra vincitrice” è Chiara Kikkarock (contattaci a [email protected]) e di seguito vi riportiamo il suo racconto, arricchito da una bellissima gallery che potete ammirare QUI (se iscritti a Team World).

IL RACCONTO DI CHIARA


Ed.
Una ‘e’ e una ‘d’. Mettetele insieme.
Capelli rossi, tatuaggi abbondanti, corporatura robusta, chitarra alla mano, occhi infiniti e sorriso disarmante.
Nient’altro che il mio idolo.
E, no, non esagero a chiamarlo ‘idolo’.
E non esagero nemmeno a chiamare ‘sogno’ il Ventotto Giugno Duemiladodici.

Io sono Chiara, sedici anni, nessun segno particolare.
E sono qui, a chiedermi se quel giorno sia stato solo un’illusione, o realtà.
Non so se troverò mai una risposta.
E tutto grazie a voi, grazie a Warner, grazie a Ed.
Perchè quando ho letto quell’annuncio, quando ho saputo che lui sarebbe venuto in Italia, sono rimasta di sasso.

Avete presente quando non si riesce a parlare e si continua a fissare lo schermo completamente estranei alla realtà?

Ma sapevo, sapevo che non avrei mai potuto andarci.
Poi è arrivata quella promessa, quelle che fanno i genitori quando sono messi alle strette, perchè QUELLO, quel ragazzo la, è l’idolo della loro figlia da anni e perchè il compleanno della figlia sarebbe stato solo due giorni dopo.
E allora è finita che mi sono ritrovata su quel treno, nonostante abiti a 5 ore da Milano.
Quel treno che rappresentava un piccolo gradino della scala dei sogni.
IL sogno. Il più bello che avessi mai avuto.
E il viaggio è trascorso disegnando zampe e legando nastrini arancioni da ogni parte.
E poi siamo arrivati alla Fnac, quell’edificio così immenso, con troppi piani, troppo poco colorato, che era la cosa più bella che avessi mai visto.

Inutile dire che la fila era chilometrica, uno dei serpenti più lunghi che avessi mai visto; inutile dire che non vedevo l’ora di essere inghiottita da quella persone, da quelle urla, da quelle risate, da quei corpi frementi per l’attesa.
Era il mio sogno, il mio sogno che stava prendendo forma, e ne ero la protagonista;
Le sei ore più belle. Sei ore di speranze, di paure, di programmi, di chiacchere e di amicizie.

2020-03-10

‘Cosa gli dico?’ ‘E se faccio una figuraccia!’ ‘Questa occasione è unica!’ ‘Come reagirò vedendolo dal vivo?’ ‘Riusciremo ad entrare tutti??’.

Non so cosa darei per tornare, adesso, in quella fila.
L’attesa, l’attesa è sempre una delle cose più belle.
Nonostante il caldo opprimente,i fotografi, i curiosi che chiedono continuamente informazioni,l’ansia.

E poi è passata.

Poi siamo entrati.
Abbiamo salito il primo piano.
Saletta, tappeti per terra, transenne.
Palco, microfono, sgabello, cartelloni, tavolino.
Persone, persone, persone.
Se state pensando come il mio cervello riuscisse a ragionare ancora lucidamente, vi dirò che non ci riusciva; vedevo tutto offuscato, al rallentatore.
5 file mi dividevano da lui.
5 file, e una cinquantina di persone.
Oh, Dio.
E ancora non immaginavo cosa sarebbe successo dopo.

Alle 16.15 è arrivato.
Urla, pianti, macchine fotografiche in aria, a cercare di immortalare almeno uno dei ciuffi rossi del diretto interessato.
Che sorrideva.
Sorrideva.
Nonostante il caldo, la folla, le decine di guardie che lo strattonavano, non ha smesso di sorridere un attimo.
E’ un ragazzo di una tenerezza infinita, non ci sono dubbi.
E poi è scomparso nel camerino.
E ci ha lasciato a riprenderci dallo shock.
Ma non è servito a molto, perchè dopo una quarto d’ora è uscito dal camerino, passando a 1O centimetri da noi.
Ha impugnato la chitarra.
Si è avvicinato al microfono.
Ha sorriso, ovviamente.
Uno di quei sorrisi che scioglierebbe il mondo.
E poi ha iniziato a cantare.

Ma nella mia testa si stava scatenando il finimondo.
Catturata da quegli occhi, da quel suo braccio pieno di tatuaggi, da quei suoi capelli rossi, da quella voce, dalla sua semplicità; tremavo come una foglia, il cuore un martello pneumatico, gli occhi lucidi.
Quanto dovevo sembrare stupida. Non m’importava.

‘The A Team’, ‘Lego House’, ‘Drunk’.
Io, che mi emoziono a sentire il cd. La registrazione più importante che ho.
Ora, quella voce, era lì. Lì, davanti a me.
A pochi metri.
La sua dolcezza, così travolgente che ricordo solo di essermi ritrovata in fila, dietro ad una quarantina di persone, ancora incollata a quegli occhi che non mi fissavano più. Alla sua maglia verde. Ai suoi capelli rossi. Alla sua mano che scarabocchiava cd.
Poi mi accorsi che il prossimo ad essere scarabocchiato sarebbe stato il mio.
Felicità, paura, terrore, ansia, gioia, tenerezza;

‘Hi! How are you’
S-stai parlando con m-me?
Mi stava guardando negli occhi, quindi probabilmente si.
‘F-fine. Thanks.’
S-sto lentamente morendo, consumandomi lentamente, qui, davanti a te;
Gli diedi entrambi i cd, e la mia lettera arancione.
‘You’re amazing’.
Cosa cavolo gli avevo detto? Oddio.
Poi lui ha blaterato qualcosa.
‘Can I kiss you, please?’
Non avendo capito, avvicina l’orecchio a me.
Mi sono abbassata, gliel’ho ripetuto e gli ho dato un bacio sulla guancia, mentre con l’altro braccio l’ho stretto.
Disse ‘Thank you.’

E io stavo morendo.
Mentre le guardie mi spingevano via, via;
Poi mi resi conto che mi avevate fatto una bellissima foto, e che le guardie mi stavano urlando da tre ore di andarmene, e io non le avevo considerate.
5 passi. Attraversai la transenna.
Lo guardai un’ultima volta.
Scoppiai a piangere.
Mi ero ripromessa di trattenermi, ma a quel punto non riuscii a trattenermi.
Mio padre mi trascinò fuori, dopo un po’ riuscimmo ad uscire dalla Fnac.
Ancora 2OOO persone ad attendere di entrare.
Non le vedevo, non le sentivo, non sentivo niente.
Solo le sue parole.
L’inchiostro della zampa colato sul viso, i cd stretti tra le mani, finchè non allentai la presa, quando i segni della stretta troppo forte divennero evidenti.
Mi stavo aggrappando ad una sua foto, e l’avevo appena visto.
E continuavo a ripetere a tutti ‘E’ di una dolcezza infinita, ma avete visto come sorrideva?’ come se i miei fossero minimamente interessati.

Ed è il mio passato, presente e futuro. Ed è colui che mi ha fatto sognare, piangere e ridere con una sola canzone. E’ colui per il quale andrei contro tutti e tutto. E’ la persona della quale sono più orgogliosa. E’ una delle persone più umili e dolci che abbia mai incontrato.E’ la persona che sarebbe felice di trascorrere una serata giocando con i lego. Una persona romantica, tenera, determinata e forte. E’ una persona con la testa piena di parole, parole bellissime, che spero comporrà le sue canzoni per…sempre? E’ Edward Christopher Sheeran, e non vuole essere nulla di più.

Questa è la storia di una ragazza con la testa piena di sogni irrealizzabili, sogni per i quali lotta ogni giorno, e alla fine ce l’ha fatta. Una ragazza che è rimasta scioccata, che darebbe la vita per ripetere quella giornata. Che non si cura dei commenti della gente che continuamente la critica per come racconta questa ‘semplice esperienza’, per ciò che ascolta.

Questa ragazza vi ringrazia di nuovo, tutti voi; Team World con Marco e tutti gli altri, che ormai da tempo sono la sua più grande ‘risorsa di sogni’, tutti gli organizzatori, e soprattutto Ed, quel rosso dagli occhi infiniti.

“Non dire mai che i sogni sono inutili, è inutile la vita di chi non sa sognare.”

Chiara