La scena si è consumata sabato 28 febbraio 2026 al Festival di Sanremo, sul palco del Teatro Ariston, davanti a milioni di italiani: Carlo Conti ha sceso qualche gradino fra le poltrone dell’Ariston per annunciare, in diretta, che Stefano De Martino sarà il conduttore e soprattutto il direttore artistico di Sanremo 2027.

Mai nella storia recente del Festival la Rai aveva deciso di rendere visibile, nello stesso tempo, la figura di chi guiderà l’edizione successiva.

Capire perché questa scelta non è un colpo di scena ma una strategia editoriale e culturale richiede uno sguardo critico tanto sulla figura di De Martino quanto sullo stato attuale della televisione italiana.

Stefano De Martino a Sanremo 2027: il segno di un tempo nuovo

Che Stefano De Martino sia stato chiamato non solo a presentare ma anche a dirigere artisticamente il Festival non è un dettaglio: è un’indicazione precisa del profilo che la Rai vuole per Sanremo 2027.

Storicamente, la direzione artistica e la conduzione erano ruoli spesso separati o affidati a figure con un legame forte con il mondo musicale o con la tradizione della kermesse. Qui, invece, la scelta ricade su un personaggio che nasce dallo spettacolo televisivo in senso lato, non dal back-stage discografico: ballerino, conduttore, intrattenitore.

Il messaggio è sottile, ma potentissimo: Sanremo non è solo canzoni, è narrazione mediatica, è spettacolo totale, è capacità di governare un evento che si consuma in televisione, sui social e nell’immaginario collettivo italiano.

Conti-De Martino: il passaggio di testimone che racconta un progetto

Che l’annuncio sia stato fatto in diretta dal suo predecessore – Carlo Conti – non è casuale. È un atto di legittimazione, un gesto di continuità produttiva: un Festival che guarda al futuro senza staccare i fili con la sua storia recente.

Conti, dopo due edizioni di grande successo, ha ufficializzato De Martino con parole non rituali, sottolineando la generosità del gesto e la fiducia nell’investimento dell’azienda sul conduttore.

È un elemento di narrativa che va oltre l’annuncio: è una messa in scena che costruisce aspettativa, crea un arco narrativo che porterà al 2027 con un protagonista già noto. Si chiude un ciclo, ma si apre anche un altro senza buchi di comunicazione.

Il profilo di De Martino: showman più che “solo” presentatore

Che De Martino sia una figura popolare non è in discussione; quello che colpisce è come la Rai l’abbia costruito passo dopo passo come volano di intrattenimento mainstream.

Non è solo la conduzione di programmi, ma la capacità di governare il ritmo televisivo che conta. Sanremo nel 2027 rischia di essere meno “solo Festival musicale” e più evento totalizzante, spazio di performance, conversazione e spettacolo. Questo non significa banalità: significa adattare il Festival a un pubblico che si consuma in diretta sui social, frammentato ma affamato di momenti virali.

La Rai ha anche predisposto una squadra di supporto, con figure esperte sul fronte musicale – a cominciare da Fabrizio Ferraguzzo, chiamato a curare gli aspetti legati alla direzione musicale — a sottolineare che la scelta non è improvvisata ma pensata in chiave di equilibrio tra intrattenimento e garanzia artistica.

Sanremo 2027 come evento televisivo totale

La complessità di un Festival come Sanremo non sta più solo nella selezione di brani e interpreti: il racconto televisivo è diventato prodotto tanto quanto le performance musicali. La Rai ha capito che serve qualcuno che non sia un semplice presentatore, ma un regista di atmosfera, capace di tenere insieme palco, macchina da presa, ospiti, platea e watch-party sui social in un unico flusso narrativo.

Stefano De Martino, con la sua esperienza nella conduzione di programmi di largo pubblico e la sua immagine da showman “a tutto tondo”, risponde esattamente a questa esigenza.

La mossa aziendale e politica dietro l’annuncio

Dietro l’annuncio pubblico in finale c’è anche una precisa volontà aziendale. L’AD Rai e i vertici di intrattenimento hanno spiegato apertamente che questa decisione vuole dimostrare una programmazione solida, condivisa e lungimirante, non una scelta dell’ultimo minuto.

È un messaggio anche politico: in un’Italia dove la televisione pubblica è spesso oggetto di pressioni e interpretazioni ideologiche, qui si esprime una visione di prodotto, non di bandiera.

Sanremo 2027 non sarà un “festival qualunque”

Che Stefano De Martino guidi l’edizione del 2027 non è solo un fatto di nomine. È la sintesi di decenni di evoluzione del modello televisivo italiano: Sanremo non è più soltanto una gara canora, è un format culturale. La scelta di un conduttore-direttore artistico con un profilo di showman integrato è la risposta a un pubblico che non si accontenta più di note e voti, ma vuole storie, momenti, performance e una narrazione continua che inizi il giorno dopo la finale precedente.

Stefano De Martino non eredita solo il palco dell’Ariston: eredita un Festival che parla a chi guarda, a chi ascolta e a chi vive Sanremo come evento televisivo di stagione. E in questo senso, la Rai ha già vinto la prima sfida comunicativa del 2027.

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