Testo Prima o poi di Michele Bravi, brano in gara al Festival di Sanremo 2026. Disponibile anche audio ufficiale e significato della canzone.

“Prima o poi” racconta la difficoltà di lasciar andare un amore finito, tra ironia e malinconia. Michele Bravi canta la goffaggine del dolore e la speranza, fragile e ostinata, che un giorno quel sentimento smetterà di fare così male.

Prima o poi testo Michele Bravi – Sanremo 2026

Testi canzoni Michele Bravi, leggi il testo di Prima o poi presentata a Sanremo 2026:

Prima o poi video Michele Bravi

Al momento non è presente un videoclip ufficiale.

Prima o poi audio Michele Bravi

Ascolta le canzoni di Michele Bravi su Spotify, ecco l’audio ufficiale di Prima o poi presentata a Sanremo 2026:

**disponibile prossimamente**

Significato canzone Prima o poi di Michele Bravi

“Prima o poi” è una canzone che trasforma la malinconia in ironia fragile, raccontando la fine di un amore attraverso la goffaggine quotidiana. Michele Bravi costruisce il brano come un monologo tragicomico: non c’è eroismo nel dolore, ma disordine, piatti sporchi, pioggia senza ombrello, un citofono davanti al quale non si ricorda più il cognome dell’ex.

L’ironia di cui parla Bravi non è leggerezza superficiale: è il modo in cui il cuore si difende quando fa male. Il protagonista sa di essere “scemo”, sa di ripetersi, di scorrere le foto fino all’infinito, di sperare ancora. Eppure non riesce a smettere. La casa in disordine diventa lo specchio emotivo di una separazione mai davvero metabolizzata.

Il ritornello è ambiguo: “prima o poi smetterai” sembra rivolto all’altra persona, ma in realtà è un dialogo interiore. È una promessa a sé stesso, quasi una minaccia dolce: prima o poi smetterò di amarti, di mancarti, di restare fermo sotto casa tua senza avere il coraggio di citofonare.

Il verso più potente arriva alla fine: “a forza di chiamarti amore / non so nemmeno adesso più chi sei”. Qui si svela il tema centrale: quando idealizzi qualcuno per troppo tempo, perdi la persona reale e ti innamori del ricordo.

“Prima o poi” diventa così un inno imperfetto alla vulnerabilità. Non bisogna essere sempre performanti, sempre forti, sempre risolti. A volte si è solo goffi, nostalgici, fuori posto. E va bene così.

 

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