Testo Male necessario di Fedez & Marco Masini, brano in gara al Festival di Sanremo 2026. Disponibile anche audio ufficiale e significato della canzone.
“Male Necessario” parla dell’accettazione del dolore come parte della crescita: Fedez e Marco Masini raccontano il momento in cui si smette di scappare, si affrontano i propri errori e si capisce che anche le ferite hanno avuto un senso nel proprio percorso.
Male necessario testo Fedez & Marco Masini – Sanremo 2026
Testi canzoni Fedez & Marco Masini, leggi il testo di Male necessario presentata a Sanremo 2026:
Male necessario video Fedez & Marco Masini
Male necessario audio Fedez & Marco Masini
Ascolta le canzoni di Fedez & Marco Masini su Spotify, ecco l’audio ufficiale di Male necessario presentata a Sanremo 2026:
Significato canzone Male necessario di Fedez & Marco Masini
“Male Necessario” è una confessione adulta, cruda e profondamente autocritica. Il brano mette al centro la consapevolezza che il dolore, gli errori e le cadute non siano deviazioni del percorso, ma passaggi obbligati per diventare ciò che siamo.
La stanza d’hotel in cui il protagonista “tocca il fondo” è uno spazio simbolico: isolamento, bilancio personale, fine delle scuse. Non c’è più fuga. Il “latitante a un passo dall’arresto” è l’immagine di chi ha sempre evitato il confronto con sé stesso e ora non può più scappare.
Uno dei temi più forti è quello dell’ego. “Dovrei separare l’ego dall’io” è una frase che racconta la lotta tra immagine pubblica e identità privata. La fragilità viene rifiutata socialmente (“non siamo fatti per essere fragili”), eppure è l’unico luogo in cui può nascere una vera crescita.
Il rapporto padre-figlio introduce un altro livello emotivo: ogni padre sembra invincibile all’inizio, poi diventa umano, fallibile, a volte un alibi. C’è il senso di colpa per aver deluso, ma anche la consapevolezza che i figli imparano non solo dagli esempi perfetti, bensì dagli errori.
Il titolo racchiude il messaggio centrale: il male è necessario. Non è glorificazione della sofferenza, ma accettazione. Anche nel buio si impara a vedere. Il vero obiettivo non è la meta, ma il viaggio — cioè la trasformazione continua.
Nel finale arriva la svolta più matura: ringraziare il passato, perfino chi ha condannato. Perché tutto, anche il dolore, ha contribuito a costruire una versione più consapevole di sé.