Testo Labirinto di Luchè, brano in gara al Festival di Sanremo 2026. Disponibile anche audio ufficiale e significato della canzone.

“Labirinto” racconta la fine di un amore come uno smarrimento emotivo: Luchè descrive una relazione fatta di orgoglio e fragilità, chiedendo che almeno i ricordi restino, anche quando l’altro sceglie di andare via.

Labirinto testo Luchè – Sanremo 2026

Testi canzoni Luchè, leggi il testo di Labirinto presentata a Sanremo 2026:

Labirinto video Luchè

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Labirinto audio Luchè

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Significato canzone Labirinto di Luchè

“Labirinto” è una canzone d’amore disillusa e introspettiva, in cui Luchè unisce rap e melodia per raccontare la fine di una relazione e il senso di smarrimento che ne deriva. Il titolo è la metafora centrale: l’amore diventa un luogo in cui ci si perde, fatto di corridoi emotivi, orgoglio, silenzi e strade senza uscita.

Fin dalle prime strofe emerge una consapevolezza amara: nulla è per sempre. L’artista contrappone il valore di un contratto alla fragilità dei legami, sottolineando come spesso sia più semplice gestire un accordo formale che un sentimento. L’orgoglio è descritto come un “brutto vizio”, un gioco infantile che ha contribuito alla rottura.

Il verso chiave — “Sei bella come una bugia” — sintetizza il cuore del brano. È un’immagine potente: la bellezza non è negata, ma accostata a qualcosa di ingannevole, fragile, forse necessario per non crollare. L’amore è stato vero, ma anche illusione.

Il labirinto non è solo la relazione, è anche l’identità dell’artista. Luchè parla di ego, successo, crisi personali, competizione con sé stesso. Più sale in alto, più fatica a vedere i propri difetti. Nei concerti trova una voce che lo definisce, ma nella solitudine si sente perso.

Il passaggio “Le chiavi dell’uscita le ho messe nelle mani tue” è emblematico: la possibilità di uscire dal dolore non dipende solo da lui. In un labirinto si è sempre in due, anche quando uno decide di andarsene.

“Labirinto” è quindi una riflessione sull’amore e sull’identità, sul desiderio di essere ricordati anche dopo un addio. Non c’è rabbia, ma un bisogno semplice: non cancellare ciò che siamo stati.

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