Testo Avevamo cent’anni di Ultimo, brano contenuto nel nuovo album Il giorno che aspettavo. Data di uscita 19 giugno 2026. Disponibile anche il significato della canzone e l’audio ufficiale.
“Avevamo cent’anni” fa parte della tracklist di Il giorno che aspettavo, il nuovo album di Ultimo. Anticipato dal singolo Romantica, l’album contiene dieci brani, tra cui i già editi Acquario e Questa insensata voglia di te.
Il brano parla della nostalgia per un amore passato e per un periodo della vita in cui tutto sembrava eterno. Ultimo ricorda una relazione fatta di complicità, sogni e piccoli momenti condivisi, riflettendo sul tempo che passa e sulla difficoltà di lasciar andare chi ha segnato profondamente la propria esistenza.
Avevamo cent’anni testo Ultimo
Testi canzoni Ultimo, leggi il testo di Avevamo cent’anni:
Avevamo cent’anni video Ultimo
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Avevamo cent’anni audio Ultimo
Ascolta le canzoni di Ultimo su Spotify, ecco l’audio ufficiale della canzone Avevamo cent’anni:
Significato canzone Avevamo cent’anni di Ultimo
- CD audio — Audiolibro
“Avevamo cent’anni” è una delle canzoni più nostalgiche e poetiche di Ultimo. Il brano racconta la fine di un amore attraverso il ricordo di un tempo in cui tutto sembrava possibile, quando due persone si sentivano invincibili e il futuro appariva infinito.
Il titolo è una metafora molto efficace: “avevamo cent’anni” non significa avere davvero quell’età, ma sentirsi come se il tempo non potesse finire mai. Quando si è innamorati, soprattutto da giovani, si vive con la sensazione di avere davanti un’eternità. Non esistono limiti, paure o scadenze. Esiste solo quel presente condiviso.
Nel testo Ultimo ripercorre immagini semplici ma potentissime: una stanza, gli sguardi, i viaggi, i dettagli quotidiani. Ricordi che oggi assumono un valore enorme proprio perché appartengono a qualcosa che non esiste più.
“Avevamo i diamanti, avevamo gli sguardi, la poesia dei distratti”
I “diamanti” non sono oggetti materiali, ma i momenti preziosi vissuti insieme. Gli “sguardi” rappresentano la complicità, mentre la “poesia dei distratti” racconta due persone che forse non erano perfette, ma riuscivano a trovare bellezza nelle piccole cose.
La canzone è attraversata anche da una profonda malinconia. Il protagonista sembra incapace di adattarsi completamente al mondo adulto:
“Frequento grandi e non cresco”
È una frase che racchiude gran parte dell’universo di Ultimo: la sensazione di sentirsi sempre un po’ fuori posto, di conservare uno sguardo ingenuo e vulnerabile anche quando la vita costringe a diventare grandi.
Per questo il ritornello si apre con:
“Guardo questa vita mia con gli occhi di un bambino”
Il bambino diventa il simbolo della purezza, della capacità di credere ancora nei sogni e nell’amore nonostante le delusioni. È un modo per proteggersi dalle ferite e continuare a vedere il mondo con speranza.
Nel finale emerge tutta la nostalgia di chi continua a cercare una persona perduta nei ricordi, nei luoghi e perfino nelle stelle. Non c’è rabbia, non c’è rimpianto aggressivo. C’è soltanto la consapevolezza che una parte della propria vita resterà per sempre legata a quell’amore.
La lacrima sull’ultimo verso:
“È la vita che passa”
racchiude il vero significato del brano. Non si piange soltanto per una persona che non c’è più, ma anche per il tempo che scorre, per la giovinezza che se ne va e per tutte le versioni di noi stessi che restano intrappolate nei ricordi.