Testo Anche a vent’anni si muore di Blanco, il nuovo singolo. Disponibile anche il significato della canzone e l’audio ufficiale. Data di uscita 23 gennaio 2026.

Anche a vent’anni si muore, prodotto da Michelangelo e Simonetta, con la direzione artistica di Stefano Clessi (Eclectic Music Group), conferma la maturità artistica dell’artista e la sua capacità di trasformare il dolore in un racconto condiviso.

“Anche a vent’anni si muore” affronta senza filtri il disincanto della crescita, quel momento in cui sogni, scelte e paure pesano più di quanto si immaginasse.

Blanco racconta la caduta come parte del percorso: crescere fa male, ma smettere di provarci significa perdersi. Il brano diventa così un inno alla fragilità accettata, alla volontà di rialzarsi e continuare a vivere intensamente, senza scorciatoie emotive e con una scrittura fedele alla realtà.

Anche a vent’anni si muore testo Blanco

Testi canzoni BLANCO, leggi il testo di Anche a vent’anni si muore:

Anche a vent’anni si muore video Blanco

Appena disponibile su YouTube, troverai il video ufficiale anche qui.

Anche a vent’anni si muore audio Blanco

Ascolta le canzoni di Blanco su Spotify, ecco l’audio ufficiale della canzone Anche a vent’anni si muore:

Significato canzone Anche a vent’anni si muore di Blanco

“Anche a vent’anni si muore” è uno dei brani più crudi e vulnerabili di Blanco, una riflessione senza filtri sul momento in cui crescere smette di essere un’idea astratta e diventa un peso reale. Il titolo non parla di morte fisica, ma di piccole morti interiori: la fine dell’ingenuità, delle certezze, dell’idea che a vent’anni tutto sia ancora rimandabile.

Blanco racconta il disorientamento di chi si guarda allo specchio e non si riconosce più: i cambiamenti del corpo, delle relazioni, delle priorità arrivano all’improvviso e fanno paura. L’amore, invece di salvare, amplifica il vuoto; la crescita non coincide con la libertà, ma con la perdita di possibilità (“tornare indietro non si può”).

Il ritornello è una resa lucida: “tutto passa” vale anche per chi canta. C’è la consapevolezza del tempo che scorre, della fragilità umana, della difficoltà di trovare un senso — persino la fede arriva “tardi”, quando il rumore del mondo copre tutto. Eppure, dentro questa disillusione, resta una promessa: “sarà migliore”.

Il bridge chiarisce il senso profondo del titolo: si muore “un po’ per la noia, un po’ per errore”, ma proprio da lì può nascere il movimento opposto, l’atto di aprire le braccia e continuare a vivere. Il brano diventa così un inno alla fragilità accettata, alla caduta come parte inevitabile del diventare adulti.

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