Sognando a New York – In the Heights è il titolo dell’adattamento cinematografico dell’acclamato omonimo musical di Broadway in arrivo nei cinema italiani il 22 luglio 2021. Team World ha incontrato virtualmente il cast nel corso di un evento che ci ha permesso di conoscere più da vicino la storia del film

Dal creatore di “Hamilton” e il regista di “Crazy & Rich”, in Sognando a New York – In the Heights le strade sono piene di musica, e i sogni più piccoli diventano grandi…
Nel film le luci sono puntate su Washington Heights, dove si respira il profumo di un cafecito caliente davanti alla fermata della metropolitana della 181esima Strada, dove un caleidoscopio di sogni raduna una comunità vibrante e compatta. Al centro di tutto ciò, c’è Usnavi (Anthony Ramos), il simpatico e magnetico proprietario di una bodega, che per evadere dalla sua routine quotidiana spera, immagina e canta una vita migliore.

Sognando a New York – In the Heights di Jon M. Chu è atteso nelle sale il 22 luglio 2021.

Team World incontra il cast di Sognando a New York – In the Heights

Ecco cosa ci ha raccontato il cast del film nel corso dell’evento virtuale:

Cosa rende un film un “buon musical” e come avete applicato questa vostra idea nella produzione di “In the heights”?

Lin: Cosa rende un film un buon musical? I musical che mi piacciono non sono necessariamente un adattamento dell’originale, uno dei miei preferiti è “Cabaret” e Bob Fosse ha fatto un lavoro straordinario nel riadattare lo spettacolo al film, il quale tratta in modo più specifico le tematiche del musical. Penso che, in generale, il merito di ciò vada a Quiara, visto che è stata lei ad occuparsi della sceneggiatura riuscendo ad adattare brillantemente lo spettacolo allo schermo. Penso che comunque lei possa parlarne meglio.

Quiara: Certamente, quando penso ai miei musicals preferiti, penso all’ opportunità di giustapporre la visione straordinaria dei numeri musicali a momenti molto intimi in cui una conversazione viene appena sussurrata, come nel caso di Abuela Claudia e Nina in una delle prime scene, dando la possibilità di osservarle da molto vicino. Ricordo quando Jon ed io abbiamo sviluppato la sceneggiatura, andando spesso avanti ed indietro nel testo, chiedendoci come saremmo riusciti a farla diventare ancora più importante ed umana, spingendo sempre gli estremi per creare dinamicità.

[Domanda per Anthony] Adesso che la storia di Usnavi sarà conosciuta in tutto il mondo, come ti senti riguardo a “In The Heights” e al suo messaggio? E cosa vorresti che gli spettatori si ricordassero una volta usciti dalla sala?

Anthony: Spero che le persone uscendo dalla sala dopo aver visto il film, in primo luogo, siano felici di avere nuovamente la possibilità di tornare a vivere e riconnettersi con gli altri. Spero che le persone abbiano più speranza una volta finito il film, che pensino ai vari personaggi, non solo ad Usnavi, e ai loro sogni e a come facciano di tutto per inseguirli nonostante le varie problematiche nelle quali si imbattono. Spero davvero che le persone possano trarre speranza dalle loro storie e che capiscano che anche loro possono realizzare i propri sogni. Soprattutto negli ultimi due anni le persone hanno dovuto scontrarsi con una realtà che non avrebbero mai pensato di dover vivere prima, neanche nei loro sogni peggiori, quindi spero che le persone possano vedere il film come un segno di speranza e sentirsi ispirate dai personaggi che continuano a lottare e ad andare avanti nonostante le difficoltà, trovando gioia anche in quei momenti. Sono felice che abbiamo avuto la possibilità di girare il film a Washington Heights perché abbiamo avuto la possibilità di vivere la comunità del posto, sentire le persone girare in moto durante le riprese e la musica provenire dalle loro macchine. Spero che le persone possano capire che devono essere felici di poter condividere la loro storia con il mondo, o anche solo all’interno di un piccolo gruppo di amici.

Considerando le condizioni in cui versa il mondo oggi, “In The Heights” sembra essere ciò di cui abbiamo tutti bisogno. Sebbene le riprese possano essere estenuanti quanto è stata un’esperienza gioiosa lavorare a questo film?

Olga: Ottima domanda. Per me è stato un sogno diventato realtà, un vero e proprio miracolo. Portare questi personaggi di Broadway sul grande schermo mi ha portato tantissima gioia. È stato meraviglioso collaborare con persone così incredibili e talentuose, poter lavorare nuovamente con Lin, che adoro, e anche con Jon, le cui idee strabilianti hanno permesso di dar vita alla storia trasformandola in un film. È stato stupendo portare in scena il mio personaggio, rappresentare il matriarcato, e renderlo parte di questa meravigliosa comunità. Lavorare a questo film mi ha portato molta gioia, è stato un dono per me e sono sicura che sarà un dono anche per voi.

Rimanendo in tema, “In the heights” è quindi gioia, musica, amore, famiglia, sogni. Quali altre parole utilizzereste per descrivere questo film meraviglioso?

2020-03-10

Corey: Mi ha appena tolto le parole di bocca, aggiungo però che “In the heights” è sincero, trasparente, e colmo di speranza. Tratta di persone la cui esistenza viene notata e io, in quanto uomo di colore parte della comunità ADOS, so cosa significhi non essere notati, vivere in luoghi in cui la tua voce non solo non è ascoltata ma neanche capita. Questa è stata una possibilità non solo di aprire pian piano una porta, ma di spalancarla. Sarà bello tornare in sala e guardare questo film insieme ad altre persone completamente diverse da noi, che non conosciamo. Questo film permette di sentirsi maggiormente uniti, di percepire il fatto che stiamo vivendo nello stesso tempo e nello stesso spazio. Per me è un onore poter guardare questo film e celebrare la comunità latina, la comunità latino-americana, vicina alla mia, perché so che se uno di noi vince vinciamo tutti e ciò mi porta molta gioia. Le emozioni trasmesse sono reali.

[Domanda per Quiara e Lin] Qual è l’aspetto più gratificante nel vedere questo film raggiungere il grande schermo sapendo di averlo scritto quasi vent’anni fa?

Quiara: Abbiamo parlato molto riguardo la tematica principale del film, ovvero i sogni. Una cosa che ho imparato durante il mio percorso è che un sogno non è la linea d’arrivo, bensì un processo, tutto ciò che viene fatto passo dopo passo. Penso che la parte più gratificante sia il far parte di questa comunità di artisti, l’aver lavorato insieme a questa squadra e a questi ideatori e prodotto insieme tutto questo. Sono davvero fiera della comunità a cui “In the heights” ha dato vita e di averne fatto parte per almeno metà della mia vita. Questo è tutto per me, il percorso, cioè il sogno.

Lin: Quiara non avrebbe potuto dirlo in modo migliore. Quando abbiamo iniziato questo percorso mi sentivo particolarmente legato a Nina. Ho scritto le canzoni del musical durante gli anni del college e così come Nina si sente fuori luogo, sia a casa che a scuola, anche per me è stato così in diversi momenti della mia vita. Sia io che Quiara ci siamo posti molte domande durante la nostra vita e abbiamo voluto dar loro vita, tramite i personaggi del film, riuscendo a creare questa comunità meravigliosa. Penso che il momento più gratificante sia stato quando ho guardato il film insieme alla mia originaria compagnia di Broadway martedì scorso e mi sono reso conto del fatto che Noah, Graffiti Pete e Anthony stavano danzando insieme agli altri in quella strada, quella strada che ha ispirato tutto questo, vedere la mia famiglia di Broadway così felice nel testimoniarlo. Ci sono stati molti bei momenti, quello è stato davvero bello.

Se vinceste la lotteria, cosa fareste?

Leslie: Ci hanno già fatto questa domanda diverse volte. Penso che probabilmente tutti daremmo tutto alla nostra famiglia. Io cercherei di far sì che la mia famiglia stia bene. Diffondere amore nel mondo, ecco perché lo facciamo.

[Domanda per Jon] Qual è stata la sfida più grande nel portare “In the heights” sullo schermo?

Jon: Probabilmente cercare di realizzare la visione del mondo di Quiara, la quale è molto lontana dal mondo che vediamo oggi. Abbiamo dovuto trovare qualcosa che potesse aiutarci ad arrivare pian piano dove volevamo. La tematica del sogno è ciò che ci ha tenuti tutti maggiormente legati al film. Sebbene non venga da Washington Heights e non faccia parte della comunità latina, ricordo quando da piccolo sognavo di diventare un regista e lo volevo davvero così tanto, quindi capisco molto bene come si sente Usnavi nel momento in cui, nella bodega, si sente in gabbia a causa delle finestre che sembrano separarlo dal mondo e la comunità è lì per lui, non lo compatisce o si dispiace per lui, ma invece cerca di dargli la forza di andare avanti, di rompere quelle finestre e raggiungere la sua libertà. Penso all’insieme dei movimenti della telecamera e agli aspetti tecnici che danno vita al film, tutti quei dettagli che permettono di realizzarlo nella sua interezza, ai testi e alla musica di Lin, alla scenografia di Nelson, all’abbigliamento e a tutto ciò che permette allo spettatore di sentirsi parte di ciò che viene rappresentato. Sapevamo di poter fare con la telecamera cose che non ci erano permesse sul palco. Penso a tutti coloro i quali hanno lavorato a questo film aiutandolo ad essere ciò che è oggi e a come non riuscissi a guardare la telecamera perché meravigliato dal loro lavoro. Penso a Jimmy Smith e alla sua voce che potrebbe essere perfetta per un criminale, ma che è riuscito ad interpretare Kevin così bene che non puoi non amarlo. Non sai mai cosa gli succederà, pensa di essere tornato bambino anche se è un adulto. O, ancora, penso a Dascha e a quanto volesse far parte del film, non le importava altro e si è sempre impegnata al massimo per raggiungere il suo obiettivo. Quando guardo Melissa penso alle cicatrici che ha sui fianchi a causa delle moltissime prove che abbiamo fatto per i balli, a tutte le volte che l’ho vista rialzarsi come una guerriera. Per me è stato stupendo far parte di tutto questo. È stato un lavoro duro, ma meraviglioso.

[Domanda per Jimmy] Hai avuto una carriera ricca di esperienze tra loro molto diverse, spesso incentrate sul teatro, com’è stato far parte di questo meraviglioso musical?

Jimmy: è stato fantastico poter spuntare anche questo dalla lista. Quando guardo questo film mi rendo conto di tutto il duro lavoro che c’è dietro, a quanto fossero organizzati i provini ancora prima di iniziare a girare le scene. Ricordo la prima prova con Jon, lui che spiega la sua idea del film, come dar vita al lavoro di Quiara e Lin. Sono esterrefatto da tutti i dettagli messi in scena e dall’omaggio fatto all’età d’oro del cinema. Penso anche che sia qualcosa di cui abbiamo tutti bisogno in questo periodo, a causa della pandemia abbiamo bisogno di uscire e abbiamo bisogno di gioire ed è ciò che il film permette di fare.

È stato difficile girare il film in luoghi reali?

Daphne: no, in realtà girare il tutto in luoghi reali è stato quel magico elemento in più, non c’è nulla di più bello che fare le riprese in luoghi fisici. Non sarebbe stato “In The Heights”, sarebbe stato como si fuera “In the heights”, se fosse stato girato a Toronto o a Vancouver. Come dicevo, è “In The Heights”, quindi dovevamo imparare le coreografie in spazi ristretti. Contrariamente a quanto accade in teatro, in questo caso la location è temporanea, hai solo una possibilità per girare e, una volta terminato, devi dimenticarti di quello che hai fatto, non hai la possibilità di tornare indietro e rifare la scena. Naturalmente è diverso recitare in luoghi reali, ma non c’è niente di meglio.

[Domanda per Lin e Quiara] Com’è stata per voi quest’esperienza come creatori dello show? Lin, come hai vissuto il tutto e com’è stato vedere le nuove generazioni far parte di “In The Heights” considerando che sei uno dei membri originali del cast?

Lin: Questa è la parte migliore, ho cominciato a scrivere lo spettacolo quando avevo l’età di Nina e adesso ho quasi l’età di Kevin, ho avuto la possibilità di vivere tutto ciò che sta nel mezzo. Per me vivere tutto questo è stato emozionante ogni giorno. So che ci sono delle parti di Nina che rappresentano momenti della nostra vita. Ad esempio, ho scritto per la prima volta la canzone d’amore di Nina e Benny, “When you’re home”, nel periodo in cui mi stavo innamorando di mia moglie. O, ancora, aggiungere la parte in cui Vanessa è nel suo appartamento e non ha coinquiline. È stato fantastico vedere come la nostra storia abbia influenzato quella di Nina e poterla vedere da un’altra prospettiva. Ho lavorato al tutto pensando a mio nonno, il quale non ha potuto assistere al successo di “In The Heights” e a tutto ciò che è venuto dopo. Ho tenuto i suoi occhiali al collo e il suo romanzo western nella mia tasca posteriore tutto il tempo. Anche nei momenti difficili, ad esempio quando abbiamo dovuto girare Carnaval in un solo giorno, che è un pezzo di otto minuti, sapevamo che nessuno ci avrebbe delusi, eravamo molto fieri di tutti.

Quiara: Amo quando mi vengono poste domande riguardo le generazioni nel film perché ho sempre voluto scrivere una storia generazionale e quando Lin mi ha contattata abbiamo cercato di farlo insieme. Come sceneggiatrice ho avuto la possibilità di decidere cosa fare. Trovo affascinante il modo in cui le generazioni si alternino all’interno del film, il fatto che gli anziani insegnino ai più giovani. Inoltre, sembra assurdo, ma Sunny non fa più parte della generazione più giovane. Presto potrà diventare mentore dei ragazzi più piccoli.

Considerando tutto ciò che è successo nel mondo nell’ultimo anno, in particolar modo negli Stati Uniti, pensate che il ritardo nella produzione del film possa essere stato un vantaggio in più?

Dascha: Penso che quel qualcosa in più sia proprio il fatto che il film fa intendere che adesso è il momento di vivere, di celebrare l’umanità e ciò che si ha in comune. Non devi essere latino-americano per sentirti connesso ad una storia, ad una cultura o ad un movimento. Come attrice ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto far parte di un progetto che per me avesse un significato e così è stato con “In The Heights”. Penso che questo sia il momento adatto per fare uscire il film dato che le persone potranno rivedersi in esso molto di più.

Melissa: Penso che non avrei potuto dirlo meglio, quindi non aggiungerò nient’altro se non il fatto che penso sia il momento migliore per lanciare questo film. Ci abbiamo messo molto tempo per crearlo e penso che ci sia una ragione per ciò, penso che il film fosse destinato ad uscire nelle sale in questo periodo in modo tale da far capire alla nostra comunità che deve essere fiera di ciò che è. È il momento perfetto per trasmettere questo messaggio. Al momento il mondo ha bisogno di un film che trasmetta gioia e “In The Heights” ha la possibilità di farlo. Sono felice di aver fatto parte di tutto questo e spero che le persone che lo guarderanno percepiranno l’amore che ci abbiamo messo, lo abbiamo fatto per loro.