Biografia
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Nell’aprile del 2007 – anno in cui i
Kings of Leon pubblicano il loro terzo album
Because Of The Times - la rivista Entertainment Weekly lo definisce “il coronamento supremo” del lavoro di una grande band, mentre Rolling Stone recita: “Dove può arrivare la bravura dei Kings of Leon? Ne hanno già fatta di strada, più di quanto avremmo potuto immaginare.”
Successore del turbolento Youth and Young Manhood del 2003 e di Aha Shake Heartbreak del 2005, Because of The Times si rivela un progetto davvero grandioso, un album cruciale che cambia le regole del gioco. Per i Followills — Caleb, Nathan, Jared ed il cugino Matthew, tutti cresciuti nel Tennessee — è l’inizio di un nuovo capitolo che segna l’affermazione del gruppo a livello internazionale . Negli Stati Uniti la band gremisce con concerti sold-out la celebre Radio City Music Hall di New York City e il Greek Theatre di Hollywood. In Gran Bretagna i Kings of Leon hanno preso parte come gruppo headliner al leggendario Glastonbury Festival dell’estate, oltre che all’Oxygen Festival in Irlanda. In meno di un’ora hanno raggiunto il tutto esaurito per il concerto previsto nel mese di dicembre presso la 02 Arena di Londra – il colosso da 20.000 posti che ha ospitato il reunion concert dei Led Zeppelin.
La critica che osservava Because of The Times come il lavoro di una band “all’apice del proprio potere creativo” (come dichiarava il Los Angeles Times), vorrà forse riconsiderare quel giudizio dopo l’ascolto del nuovo album, Only By The Night, la cui pubblicazione è fissata per il 23 settembre su etichetta RCA Records. Only By The Night riprende il cammino dal punto in cui Because of The Times l’aveva interrotto, accompagnando l’evoluzione e la metamorfosi dei Kings of Leon e cementando il loro status di rock band di livello internazionale.
“Dopo tre album e cinque anni di incessante tournée, sapevamo bene di cosa eravamo capaci,” spiega Nathan, il batterista della band, “dovevamo solo mettere mano al portafoglio. Dovevamo approdare al livello superiore. E’ normale desiderare che un nuovo disco sia migliore del precedente”. Aggiunge Caleb, frontman e paroliere del gruppo: “Non potremmo mai fare un disco senza cercare di perfezionare il lavoro del passato.”
Melodie strepitose, chitarre tonanti e affilatissimi groove fanno di Only By The Night il capolavoro che i Kings of Leon avevano già dimostrato di poter realizzare. Dalle atmosfere desolate di “Closer”, la traccia di apertura (Caleb precisa che il brano parla di un vampiro malato d’amore), all’intensità emotiva della ballata di coda “Cold Desert” (“che narra di un uomo allo stremo che cerca di rimettersi in piedi”), Only By The Night segue dal principio alla fine le pulsioni del cuore.
Tra i momenti salienti dell’album, il primo singolo “Sex on Fire” (“c’è sempre stato una componente di richiamo al sesso nella nostra musica, così ho pensato di impacchettarla tutta in un unico brano e lasciar perdere il sesso nel resto dell’album,” commenta Caleb divertito); le vibranti pulsazioni di “Crawl” (sulle relazioni di ogni genere e sul rischio di prenderle per scontate); ‘Use Somebody”, con la sua vasta gamma di sonorità, scritta da Caleb in tour in un momento di sconforto dovuto alla lontananza da casa. Si passa quindi al crescendo di “Manhattan”, incentrata in parte sulla spensieratezza di chi si gode la vita e in parte sulle lotte dei nativi americani. “’Manhattan’ è in effetti un termine che nella lingua degli avi significa ‘isola dalle molte colline,’” spiega Caleb, ricordando che nella sua famiglia scorre il sangue dei nativi americani. E infine c’è la travolgente “Notion”, con la quale il cantante ammonisce chiunque si azzardi a screditare uno qualsiasi dei membri della band.
Non deve sorprenderci l’istintiva e genuina provincialità di Caleb, se consideriamo la stretta parentela fra i componenti del gruppo. Il clima familiare si estende anche al processo di registrazione dopo il ritorno dei Kings of Leon al Blackbird Studio di Nashville, nell’aprile 2008, con lo storico produttore Angelo Petraglia ed il produttore/ingegnere del suono Jacquire King (residente a Nashville) che ha mixato anche Aha Shake Heartbreak. “Angelo riesce a rendere il progetto sempre giovane e divertente,” sostiene Nathan. “Lui e Jacquire hanno avuto l’accortezza di dirci quando fosse il momento di smetterla di giocare a Wall Ball ed essere seri, anziché mostrasi troppo intransigenti ed incutere terrore. Sono riusciti a mitigare la tensione.”
Petraglia e King hanno inoltre saputo incoraggiare il processo sperimentale intrapreso dai Followills con Because of The Times, lasciando alla band la libertà di esplorare tutte le intuizioni personali. “Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare concretamente al lavoro e di interagire con il processo di produzione,” spiega Caleb. “Volevamo metterci alla prova. Alla fine siamo persino riusciti a rilassarci e a sorseggiare dei drink durante la registrazione.” Nathan aggiunge: “Dalla musica puoi percepire quell’atmosfera rassicurante.”
“È come se i Kings of Leon fossero tornati non solo come band, ma anche come amici,” commenta Caleb. “Ogni sera dopo le registrazioni ci riunivamo in un bar e facevamo programmi per l’indomani, anziché dileguarci per tornare a casa. Si è creata una splendida atmosfera familiare. Da qui il titolo che è anche un richiamo alla poesia di Edgar Allan Poe ed è composto da cinque sillabe...come del resto i titoli di tutti i nostri album.”
Caleb ha scritto gran parte dei testi e delle melodie di Only By The Night durante il periodo di inattività in cui si trovava bloccato a casa per ristabilirsi da un intervento alla spalla. “Gli antidolorifici devono averlo ispirato più di quanto creda,” racconta Nathan divertito. “Ci suonava una canzone e noi gli domandavamo quando l’avesse scritta. Lui rispondeva: ‘A dire il vero non ricordo nemmeno di averla scritta. Mi sono svegliato con una bottiglia di vino vuota, il canzoniere aperto e i versi erano già scritti.’” Spiega Caleb: “Quelle pastiglie riescono a farti sentire proprio bene. Molte belle melodie credo siano da attribuire a loro e ad una mia maggiore apertura.”
Ha giocato un ruolo chiave anche l’esperienza maturata con i concerti in grandi stadi, durante il tour di supporto a Because of The Times e nei concerti di apertura per gli U2 (2005), Bob Dylan e Pearl Jam (2006 e 2008). “Volevamo ad ogni costo che i brani suonassero bene in una venue da 15.000 spettatori e avessero allo stesso tempo le intime vibrazioni che possono funzionare in un club con 300 ragazzini,” racconta Nathan.
I Followills sapevano che era arrivato il momento di essere onesti circa le proprie ambizioni e dimostrare ciò che erano veramente in grado di fare. Lo stesso Caleb dà sfogo ad un’intensità vocale mai esibita nelle precedenti registrazioni. “Sapevo che era rischioso per me uscire allo scoperto, aprirmi e darci dentro come so di poter fare; proprio come quando ero più giovane,” racconta. “Ho nascosto la mia voce per tutto questo tempo perché mi esasperava il pensiero che la gente ascoltasse i miei testi e pensasse che non sono intelligente perché vengo dal Tennessee. Per questo motivo cantavo in quel modo. Ma una volta iniziata quest’avventura ho capito che i motivi che stavamo suonando erano troppo speciali perché io potessi rovinare tutto.”
“Sostanzialmente abbiamo capito che possiamo essere ricordati come una band che ha picchiato duro per tre dischi e poi si è dileguata, oppure possiamo essere una band perspicace quanto basta per capire che non sono molti i gruppi che riescono a fare quattro dischi. Vale dunque la pena di tirar fuori il meglio da tutto questo,” spiega Nathan. “E poi francamente eravamo terribili come imbianchini. Ed è quello che ora faremmo se non avessimo intrapreso questa strada!”
